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Storia del Santuario


Tra i molti e svariatissimi titoli onde si onora l'Augusta Madre di Dio nelle numerose Chiese e Santuari a Lei sacri in tutta la Liguria, e dai quali chiaro apparisce, che se non siamo secondi a nessun altro popolo nell'onorarla, Ella pur a preferenza di ogni altro ci predilige e benefica con favori segnalatissimi, non v'ha dubbio che molto grati le sono quelli di Madre di Misericordia e di Vergine Potente.
E quanto al primo titolo di Madre di Misericordia ci fa sapere Santa Brigida nelle ammirabili sue rivelazioni che la Santissima Vergine un giorno apparsale le disse: "Io sono la Regina del Cielo e la Madre delle Misericordi ...non vi è sulla terra peccatore che viva e sia così maledetto che sia privo della mia Misericorda ... Io sono chiamata da tutti la Madre della Misericordia; e veramente la Misericordia di Dio verso gli uomini mi ha fatto così misericordiosa verso di essi".
In quanto al secondo titolo di Vergine Potente la medesima Santa in altro luogo di detto suo Libro ci attesta come ella stessa udì i Santi del Cielo che lodando e magnificando la Vergine le dicevano: "O Signora benedetta qualcosa mai vi è ceh Voi non possiate? Ciò che voi volete quello si fa" e di qui forse quel celebre verso: Quod Deus imperio, tu praece, Virgo, potes.
Or questi due convenientissimi titoli coi quali appunto si onora l'Augusta Madre di Dionel Santuario di cui imprendiamo a parlare, oh quanta e quale confidenza ci devono ispirare in questa amorosa Signora! Sieno pur grandi le nostre miserie spirituali e temporali, come Madre delle Misericordie ha viscere per compatirle; come Vergine Potente può aiutarci, soccorrerci e sollevarcene.
Ed io inclino a credere ch'Ella appunto per meglio risvegliare nel nostro cuore cotal confidenza in Lei, volesse che sotto tali titoli sorgesse sacro al suo nome al principio dello scorso secolo questo Santuario e rendesselo tosto celebre ed illustre con grazie segnalate e portenti strepitosi; e noi pertanto grati a tanta benignità, umilmente sì, ma con figliale confidenza ed affetto accorriamo ai suoi piedi, le miserie nostre esponiamole, certi ch'Ella vuole e può soccorrerci.
E di questo Santuario le seguenti brevi memorie storiche ho raccolto ed ordinato attingendole ai manoscritti che nell'archivio di esso si conservano a maggior gloria di Dio e della sua Santissima Madre Maria, a mia consolazione e di quanti le leggeranno in prova di quanto sopra si &grave accennato.

Capo I
Origine della devozione e del culto a Maria Ssma sotto il titolo di Madre delle Misericordie nella valle di Priano
La strada che si apre a canto della Chiesa di Santa Maria di Castiglione de' Padri Agostiniani Scalzi volgarmente detta di San Nicolò presso l'insigne borgo di Sestri ponente, la quale conduce al villaggio di Borzoli e di qui sormontando le colline interposte fa capo alla riva destra del torrente Polcevera rimpetto a Rivarolo era la sola praticabile nei tempi andati tra la Liguria il Piemonte e la Lombardia; dessa attraversava ed attraversa tuttora un bosco il quale era ben di sovente un nido di ladroni e di banditi che assalivano armata mano i passeggeri e viandanti e gli derubavano de loro averi,se pur lasciavano loro salva la vita.
Al cominciare del secolo decimottavo era Capitano di Sestri (1) il nobil uomo Giacomo Squarciafico il quale non contento di adoperare quei mezzi che erano in suo potere per reprimere e snidare di colà quei facinorosi e tutelare la vita e le sostanze di coloro che obbligati erano a transitare per quella via, venne in pensiero, piissimo qual era, di collocare in quel bosco una divota effigie di Maria scolpita in marmo simile in tutto a quella venerata nell'insigne suo Santuario nella valle di San Bernardo presso Savona, una effigie della Madre di Misericordia che tenea in venerazione nel suo palazzo a buon diritto sperando che l'Augusta Vergine la quale è pur terribile siccome falange ben agguerrita schierata in campo, meglio assai che le forze dell'umana giustizia avrebbe tutelato e difeso chiunque avesse fatto a Lei fiducioso ricorso e fugato avrebbe gli audaci perturbatori della pubblica tranquillità e sicurezza.
Non tardò pertanto a tradurre in opera il pio pensiero poichè l'anno 1702 la seconda festa di Pasqua che fu ai (domenica 23 aprile 1702) col divoto intervento di tutte le confraternite del paese e di numeroso popolo fu trasportata e si collocò in quel bosco in ben composto tabernacolo la veneranda effigie della Madre di Misericordia.
L'Augusta Vergine in segno del gradimento della fiducia in Lei riposta e dei devoti ossequi tributatile da quel popolo fedele e divoto, cominciò a spargere su di esso in gran copia insigni favori, grazie segnalate e celesti benedizioni, onde quel bosco, prima covo di delitti, divenne asilo di pietà e meta a divoto pellegrinaggio, per il continuo concorso di persone d'ogni età, d'ogni condizione e d'ogni sesso ad ossequiare in quella sua effigie la Madre di Dio,ad implorarne la materna pietào a ringraziarla dei benefizi ricevuti.
Ma il demonio invidioso degli onori che quivi pure dove prima ei dominava, si rendeano alla maggior sua nemica, a Colei che schiacciato gli aveva il superbo capo, e delle abbondanti grazie ch'Ella in contraccambio da quella nuova sua sede spargea sui suoi devoti e prevedendo insieme i nuovi trionfi che avrebbe riportati su di lui nelle innumerevoli anime scampate dalle sue insidie, e strappate da suoi artigli, non tardò a sopraseminare la zizzania al buon grano di quella devozione, facendo sì che in quel concorso diurno e notturno di popolo in quel luogo deserto e foresto non pochi e nè lievi disordini succedessero, onde il Reverendo Arciprete di Santo Stefano di Borzoli, nel distretto della cui parrocchia era quel bosco, desideroso di farli cessare ne rese avvertito il prelodato Signor Capitano di Sestri, e questi accertatosi di quello che era, ne diè a sua volta informazione al Serenissimo Trono per decreto del quale nel mese di Luglio dello stesso anno 1702, ritirò in sua casa la veneranda effigie della Madre di Misericordia con alto e profondo rammarico dei devoti di Lei che ne mossero invano doglianze e lamenti.
Parve dunque che il maligno ed implacabile nemico dell'uman genere per allora la vincesse; ma Dio però che nella infinita sua sapienza e provvidenza va tutto disponendo a maggior sua gloria ed a vantaggio delle sue creature, ciò permise, affinchè come poi chiaro si conobbe, la veneranda Effigie della sua Figlia, Madre e Sposa Santissima avesse al tempo da lui stabilito sede più onorifica e culto più conveniente e decoroso.

Capo II
Origine della Chiesa di San Lorenzo in Priano, e come in essa venisse collocata la sacra Effigie di Maria Santissima Madre di Misericordia
Il dolore ed il rammarico dei divoti della Vergine per essere stata tolta ai loro ossequi la sacra immagine di Lei non dovette essere nè lieve nè passeggero; tutto anzi c'induce a credere che come per essa in sì breve tempo impetrato avevano segnalatissime grazie, così di giorno in giorno più amara riuscisse loro la perdita di quel caro pegno della materna pietà di Maria e caldi voti facessero perchè venisse restituita alla pubblica venerazione e riaperta così quella nuova fonte di grazie.
Di questi caldi voti fattesene interprete la piissima Gentildonna Anna Maria Imperiale zia del prelodato magnifico Capitano Giacomo Squarciafico ottenne finalmente da esso che di nuovo volontariamente spropriandosi di quella venerata e cara effigie in assai miglior luogo del primo alla pubblica venerazione la collocasse.
A mezzo il torrente volgarmente detto di Paninaro che mette foce in mare a levante di Sestri, sur un ameno poggio alla riva sinistra di esso che domina la sottostante valletta sino al mare, nel luogo di Priano ergesi maestosa la chiesa dedicata da tempo antichissimo all'illustre e glorioso Martire San Lorenzo. Di questa Chiesa havvene memoria fino dall'anno 1183 in cui fu fondata per i Canonici Regolari di Santa Croce di Mortasa i quali molti altri monasteri e chiese avevano nella nostra Liguria e vi fiorirono per parecchi secoli; ma nel 1453 il Papa Nicolò V, soppressa questa Congregazione l'unì a quella dei Canonici Regolari Lateranensi ed aggregò questa Chiesa alla Abbaziale e parrocchiale di San Teodoro di Genova dei medesimi Lateranensi e con tutte le sue pertinenze alla loro giurisdizione fè soggetta: al tempo però di cui scriviamo pare che dessa, se non affatto abbandonata al certo negletta e poco ufficiata fosse, nè punto qui giova ricercarne la causa.
Fu dunque in questa Chiesa che il prelodato Magnifico Capitano divisò di allogare l'effigie della Madre di Misericordia onde appagare le brame dei divoti di Lei ed ottenutane buona licenza dal R.mo Abbate di San Teodoro, che mandò tosto uno dei suoi Canonici alla custodia della Chiesa stessa ve la fè solennemente e quasi in trionfo trasportare la seconda festa di Pasqua dell'anno 1706 che fu a' 6 di aprile.
E' più facile immaginar che descrivere la gioia degli abitanti di Sestri e dei villaggi e borghi circonvicini vedendo così, dopo il lungo tratto di quasi quattro anni appagati i lor voti e schiusa qui quella fonte di grazie a cui già in tanta abbondanza, quantunque in breve spazio di tempo, attinto avevano, e con quanta frequenza e devozione si portassero a venerar la Madre di Misericordia nel suo nuovo Santuario fiduciosi ch'Ella non meno di prima sarebbe stata loro larga de' suoi favori; nè punto male si apposero, siccome ebbero tantosto a sperimentarne la consolante certezza.

Capo III
Come il R.do Giuseppe Banchero viene mandato alla custodia della chiesa di S. Lorenzo in Priano e del nuovo titolo che ad essa viene dato di Virgo Potens
La Vergine Santissima che aveasi eletta questa nuova sede di grazia e di misericordia, volle anche fosse eletto un suo fedele Servo per propagarvi viemeglio la sua devozione e per servirle come di canale a difondere sul divoto suo popolo i divini favori.
Due anni pertanto dopo essere stata collocata la sacra effigie nell'anzidetta Chiesa di San Lorenzo del Priano, cioè nel 1708, fu dal R.mo Abbate di San Teodoro mandato alla custodia di essa chiesa un piissimo sacerdote secolare per nome Giuseppe Banchero nativo di Genova della stessa parrocchia di San Teodoro. Questi a tutte le altre virtù sacerdotali che in eminente grado possedeva, accoppiava una tenerissima devozione alla Beatissima Vergine ch'egli solea nominare ed invocare a preferenza di ogni altro titolo con quello di Vergine Potente: Virgo Potens: e conviene piamente credere che Maria Santissima volesse con tal titolo essere invocata in questo suo nuovo Santuario. Il fatto si è che ben presto si diffuse e passò nella bocca del popolo, onde da allora in poi dimenticato l'antico titolo di San Lorenzo, non più con altro fu nominata questa chiesa che con quello di Virgo Potens.
Il concorso dei divoti a questo nuovo Santuario di Maria faceasi intanto di giorno in giorno maggiore, tanto che nei dì festivi non bastava la Chiesa a contenere la folla. Vi accorrevano solleciti, non solo dai vicini borghi e villaggi, ma dai più lontani e remoti della Lombardia e del Piemonte, e delle due Riviere, attrattivi dalla fragranza dei celestiali favori che la Potente Signora spargea sopra di essi. Si può quindi argomentare quanto e quale fosse il frutto spirituale che il pio Sacerdote Custode fosse per ricavare da quella devota frequenza. Dio solo conosce quanti peccatori fossero tratti a penitenza, quanti tiepidi infervorati nel divino servizio, quanti vacillanti sostenuti nell'arduo sentiero della virtù, quanti tentati afflitti, tribolati e travagliati d'ogni maniera confortati e consolati nelle loro spirituali miserie. Se dai temporali favori elargiti dalla Potente Vergine a' suoi divoti per mezzo di questo fedele suo Servo argomentare si voglia dei spirituali certo che si ha tutto il fondamento di credere che fossero al tutto segnalati e singolari come chiaro apparirà dai seguenti capi.
Qui solo aggiungeremo che per le copiose limosine che, o per gratitudine delle ottenute grazie, o per maggior fiducia di conseguir le domandate, o per l'amor tenero alla Vergine e la brama di vederla sempre meglio onorata in questo luogo da Essa nuovamente eletto e santificato, egli potè fornire a dovizia la Chiesa di arredi e vasi sacri di cui mancava, spianare la magnifica strada innanzi ad essa facendovi edificare i grossi muri che la sostengono ed alzare appiè di quella un edificio considerevole per ospitarvi i pellegrini che da lontani paesi accorreano ad attingere a questa nuova fontana di grazie, il quale edificio pur oggidì, quantunque più non serva a tale uso, pur sempre viene denominato il casone della Madonna. Il che tutto deve attribuirsi a gran prodigio, sì per le immense somme che gli abbisognarono in tali lavori, sì perchè, come è costante e generosa tradizione, il più delle volte, essendo egli assai povero, e solito anche a spogliarsi del necessario per soccorrere l'altrui miseria e indigenza, trovandosi impossibilitati a pagare gli operai, o i materiali somministrati, veniva per impensati modi e per incognite vie provveduto del bisognevole. La Vergine Potente fornivalo a dovizia dei mezzi necessarii a condurre a buon termine le opere a gloria e ad onore di Lei intraprese.

Capo IV
Come guariti venissero alcuni infermi di gravissimo male, ed un'ossessa fosse liberata per le orazioni del R. Giuseppe Banchero
In questo e nel seguente Capo come a conferma di ciò che nel precedente si è detto in lode del R.do Banchero riferiremo alcune grazie miracolose che la Santissima Vergine dispensò per mano di lui a' suoi devoti, avvertendo che queste certo non dovettero essere le sole nè le più segnalate; poichè è da credere che la sua umiltà molte ed insigni gliene facesse occultare per allontanare da sè il pericolo di vanagloria e di mondana stima. Or veniamo ai fatti.
Ai primi di Marzo dell'anno 1739 gravemente infermò certo Antonio Maria Roncallo della costa di Rivarolo ligure, ed in pochi giorni disperato dai medici fu ridotto agli estremi. Già munito dei Ssmi Sacramenti stava per passare all'eternità. Mandò per alcuni suoi a raccomandarsi alla Potente Signora in questo Santuario ed alle orazioni del R.do Custode di esso, mandando anche ad offrirvi un anello d'oro, con preghiera allo stesso Custode di fargli una visita. Il caritatevole sacerdote andovvi agli 8 di Marzo e dopo averlo animato a confidare nelle potenza e misericordia di Maria di cui era sempre stato molto divoto, recitate le Litanie lauretane e benedettolo, posegli in dito l'anello che lo stesso infermo avea mandato in dono al Santuario dicendogli: Voglio che voi stesso lo portiate alla Madonna, lo lasciò tutto consolato e pieno di confidenza e fiducia di conseguir da Maria la grazia della guarigione.
La seguente notte ebbe l'infermo questa visione: Parsegli vedere che la Vergine Ss. sotto quella forma e figura con cui venerasi in questo Santuario, da esso si partisse accompagnata da gran moltitudine di Angeli risplendenti come stelle e giunta al suo letto amorosamente lo benedicesse. Tornato in sè, o svegliatosi raccontò questa visione a quelli che lo assistevano e si sentì intanto molto sollevato e migliorato dal suo male e dopo pochi giorni ne fu perfettamente risanato e portossi a ringraziare la Vergine in questo suo Santuario e ad offrirvi in persona l'anello come eragli stato detto dal Rev. Banchero.
Un pio Sacerdote torinese avea già da gran tempo un braccio talmente attratto che non potea in nessun modo valersene: ciò sommamente increscevagli particolarmente per non poter celebrare la Santa Messa. Mosso dalla fama delle portentose grazie che Maria Santissima per mezzo del fedele suo servo quivi dispensava, vi si portò e dopo esservisi fervorosamente raccomandato ed aver ricevuta la benedizione del R.do Custode riacquistò l'uso perfetto del braccio perduto. Tornò poi nel 1742 a fare una visita di ringraziamento all'Augusta sua Benefattrice celebrando il Santo sacrificio al suo altare e raccontando a tutti la grazia ricevuta.
Giovanni Rossi del luogo di Ausilia nelle ville di Finale pativa abitualmente e già da molto tempo di accessi epilettici; sperimentato inutile a quel terribile suo male ogni umano rimedio portossi a questo Santuario fiducioso di ottener dalla Vergine la grazia della guarigione. Presentatosi al R.do Custode gli espose il motivo di sua venuta pregandolo a sovvenirlo di sue orazioni. Il pio Sacerdote lo esortò a confidare nella potenza e misericordia della gran Vergine e per meglio meritarsene il patrocinio e la grazia, mondar prima e sanar l'anima propria coll'accostarsi a ricevere i Santissimi Sacramenti . Fecelo il Rossi di buon grado e con gran sentimento di pietà indi condotto dallo stesso Rev. Custode ad orare appiè della Sacra Effige di Maria animandolo a sperare nella misericordia e potenza di Lei, colla sua benedizione lo accomiato. Tornato al suo paese il Rossi non ebbe mai più finchè visse accessi di epilessia. Una donna forastiera ossessa venne quivi o vi fu condotta per essere liberata dal maligno spirito che la travagliava. Stando essa seduta nel chiostro se le accostò una pia donzella ch'era nipote del Rev.do Bottino di Sestri per esortarla a confidar nella potenza della Vergine e le porse a baciare una medaglia che portava attaccata alla corona. L'ossessa con istorcimenti di labbra ed orride smorfie mostrò gran ripugnanza a ciò fare; ed anzi scagliatasi improvvisamente con furioso impeto contro quella donzella l'afferrò per la gola e pei capelli, cominciò a trascinarla e a farne mal governo. Se non che accorso prontamente il R.do Banchero, comandò al demonio di ristare e non nuocere a quella vergine e fu all'istante ubbidito. Indi condotta in chiesa l'ossessa diè principio alla recita delle Litanie lauretane e giunto alla invocazione Virgo Potens percuotendola replicatamente colla stola comando al demonio in nome di Dio e di Maria Ssma di lasciar libera quella donna. Rispose il maligno per bocca di colei che non volea partirne e che quando pur il facesse avrebbe invasato un'altra persona; ma il venerando sacerdote replicò il comando imponendogli che altro male non facesse, nè altro segno desse di sua partenza, se non quello di estinguere le candele che ardevano dinnanzi alla veneranda effigie di Maria SSma, e così difatto poco dopo seguì lasciando quella dona distesa a terra tramortita; che però ricuperato ben presto l'uso de sensi, ringraziando la Potente Signora della sua liberazione sana e lieta tornossene al suo paese, di là rivenendo frequentemente finchè visse alla vista di questo Santuario.

Capo V
Come il vescovo d' Acqui fosse istantaneamente guarito da gravissimo male ed un vascello felicemente si varasse per le orazioni del R.do Banchero.
I seguenti due portentosi fatti chiaro addimostrano non solo quanta fosse l'efficacia delle sue orazioni, ma come anche in paese lontano si fosse diffusa la fama della su virtù.
Nel 1740 infermo gravemente il Vescovo d' Acqui e presto fu ridotto a tale che i medici ne disperavano la guarigione. Si risolvette egli pertanto, sperimentati inefficaci i rimedi suggeriti dall'arte salutare di ricorrere a sopranaturali e celesti. Avendo già avuto sentore delle molte e segnalate grazie che la Vergine Santis. dispensava a' suoi divoti da questo suo Santuario per mezzo del R.do Banchero mandovvi due canonici suoi confidenti per pregarlo di portarsi colà al suo letto a far orazione per lui per impetrargli dalla Vergine la salute del corpo se questa ridondar dovea in bene di quella dell'anima.
L'umile Servo di Maria a quella ambasciata arrossi e cercò ogni ragione e pretesto di schermirsi da quella andata, adducendo l'avanzata sua età, la sua malferma salute e la lunghezza del viaggio; aggiungendo, essere egli persuaso che le sue orazioni da tanto non fossero, da valere ad impetrar all'illustre infermo la bramata salute; che se pur queste volevansi reputare a lui in qualche modo giovevoli di gran cuore prometteale fervorose sperando che la Madre di Misericordia dia non guardando alla di lui indegnità e miseria, ma si alla fede e pietà di Monsignor, l'avrebbe anche lui lontano, certamente guarito. Ma queste ed altrettali ragioni non valsero a rimuovere i due Canonici dal loro proposito anzi più vive replicarono le istanze, soggiungendo che desiderando il loro Vescovo d'essere da lui consolato di una visita, sarebbe stato se non altro, tratto di poca riverenza e carità il defraudarnelo per siffatte scuse. Vinto alfine l'umile sacerdote da quelle premurose istanze si pose in viaggio con essi e giunto al letto dell'infermo Vescovo e fatte le sue solite preghiere ed all'invocazione della Vergine Potente datogli a bere un piccolo bicchiere d'acqua pura, sull'istante restò perfettamente guarito, e poco dopo portossi a ringraziare al Vergine in questo suo Santuario della grazia ricevuta, facendo a piè scalzi il tragitto da Sestri allo stesso Santuario con grande edificazione del popolo che ne fu spettatore.
L'altro dei più celebri e segnalati portenti operati da nostra Signora per mezzo di questo fedele suo Servo fu quello che avvenne in Palmaro o Prà poche miglia distante da Sestri. Si era qui costruito un vascello della portata di cinquanta, ed altri dicono di settanta cannoni dall'Ingegnere Costruttore Francesco Bianchi per comissione ed a spese del Signor Benedetto Decotto, nè altro più mancava all'opera che vararlo. Nel dì a ciò stabilito si posero in opera tutti i mezzi che la scienza e l'arte suggeriscono per metterlo in mare; ma ohimè ogni sforzo fu inutile, tornò vano ogni tentativo, fallì ogni prova. E' facile immaginare la costernazione e l'affanno tanto del maestro costruttore, che del proprietario di quel vascello i quali vedeano così tornar vane e perdute l'opera e la spesa. Si destò allora fra il numeroso popolo spettatore un grido generale che facea duopo ricorrere alla Vergine Potente ed andar a pregare il Custode della sua Chiesa in Priano di portarsi colà per invocare il possente patrocinio di Lei in questo frangente: nè a ciò si frappose indugio.
Volano alcuni al pio Sacerdote; gli espongono il caso e lo pregano a voler accorrere a tanto bisogno: nè vi pose egli tempo in mezzo a mettersi in via, prevedendo che la potenza della Vergine sarebbe in quel giorno glorificata. Giunto sul luogo ove tuttavia immobile qual rupe stavasi il vascello, fece un breve discorso al numeroso popolo che ansiosamente era stato ad attenderlo, esortandolo ad invocare con fede l'aiuto di Maria Santissima, col canto delle sue litanie, assicurandolo che alla invocazione Virgo Potens il vascello sarebbe felicemento volato in mare.
Quanto disse tanto avvenne. Tutti prostesi a terra in divoto atteggiamento, s'intuonano le litanie e giunti alla detta invocazione Virgo Potens toccando egli colle sacre sue mani il vascello, questo da se stesso partissi e andò a posarsi in mare alla vista di tutto quel popolo che compreso d'alta maraviglia e stupore non potea cessar di esclamare miracolo! miracolo!
Chiudendo questo Capo due riflessioni ci si presentano spontanee che giova esporre. L'una che se tali furono i portenti operati dalla Vergine per mezzo di questo fedel suo Servo, convien credere che grandi ne fossero le virtù da renderne cotanto efficaci le preghiere. L'altra che se cosi segnalate erano le grazie impetrate nell'ordine naturale è da credere che altrettali e maggiori fossero quelle impetrate nell'ordine spirituale.

Capo VI
Della morte del Rev. Giuseppe Banchero un cenno sul suo successore R.do Canepa.
Il fedele Servo della Vergine Prete Giuseppe Banchero logoro più dalle fatiche che dagli anni era omai maturo pel cielo. Dopo aver retto questo divoto Santuario per ben trentaquattro anni con grande incremento spirituale e temporale del medesimo il giorno della festa del Santissimo Patriarca Giuseppe di cui ne portava il nome addì 19 marzo 1742 la benedetta anima sua sciolta dai legami del corpo volossene in seno a Dio a ricevere il premio delle sue virtù delle fatiche durate a vantaggio del prossimo e della sua tenera divozione e fedele servitù alla Vergine Santissima.
La sua morte fu universalmente compianta ed a suoi funerali accorse gran moltitudine non solo di popolo, ma di personaggi eziandio illustri per nobiltà di nascita e per dignità tutti dolenti di tanta perdita; non tanto per pregar pace al'anima sua, quanto per raccomandarsi alle sue orazioni, le quali se tanto efficaci si erano sperimentate allorchè egli era ancora viatore sulla terra, maggiormente lo sarebbero state allora che, come piamente credevasi era fatto beato comprensore nel Cielo. Fu sepolto appiè dell'altare della Vergine in questo suo Santuario ed una quanto breve altrettanto espressiva iscrizione ne addita il sepolcro
Hic jacet
Presbiter Ioseph Bancherus
Virginis Potentis
Fidelis Servus
Obiit die xix Martii
Anno 1742
A lui successe nella cura e custodia del Santuario il Rdo Prete Sebastiano Canepa nativo della vicina parrocchia di San Giovanni Battista di Sestri e che già era stato suo discepolo e collega nelle sue fatiche a vantaggio spirituale de prossimi e nel propagare la divozione alla Madre di Misericordia e Vergine Potente; erede quindi del suo zelo e delle sue virtù non che della tenera sua divozione per la Vergine Santissima continuò alacremente l'opera di lui fino al 1750 in cui fu chiamato da Dio a fatiche maggiori.
Nel giorno 24 ottobre di detto anno egli diede il suo nome, tale conoscendo essere la volontà di Dio, alla nuova Congregazione dè Missionarii istituita per impulso della nostra Venerabile Giovanna Maria Battista Solimani Fondatrice in Genova delle Romite di San Giovanni Battista volgarmente dette le Battistine, dal Reverendo Domenico Francesco Olivieri già Arciprete di Moneglia confessore di Lei: la qual Congregazione sotto gli auspicii anch'essa del Santissimo Precursore che ha per iscopo di portar la luce dell'Evangelio agli infedeli, fu canonicamente approvata à 22 settembre 1755 dall'immortale Pontefice Benedetto XIV. Portatosi egli quindi alle missioni di Bulgaria fu creato Vescovo di Nicopoli e morì anch'esso in odore di santità addì 4 febbraio 1769.
Il suo ritratto conservasi nella sacristia della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista sotto al quale leggesi questa iscrizione:
Sebastianus Canepa Episcopus Nicopolensis Missionarius Apostolicus, pietateerga B. Virginem Mariam et zelo animarum eximius. Obiit anno 1769 die 4 Febbruarii.
Ei fu che ci lasciò scritte alcune memorie intorno alla vita del Rdo Banchero e di alcune segnalate grazie compartite dalla Vergine à suoi divoti di cui verrà narrato a suo luogo. Scrisse pure del rapimento e della ricuperazione della veneranda Effigie verginale come dirassi nel capo seguente.
Qui si vorrebbe aggiungere un cenno degli altri Reverendi Sacerdoti che si succedettero fino a dì nostri alla custidia di questo divoto santuario, ma le scarse memorie che ne rimangono non ci concedono di conoscere il nome di molti: convien però credere che tutti fossero più o meno zelanti nel promuovervi e conservarvi viva nei popoli la divozione verso la Madre Santissima di Misericordia e potente Vergine, mentre nè per succedersi di tempo, nè per alternarsi di vicende dessa venne mai meno; come ne fa fede la divota frequenza che si osserva tuttavia alle divote funzioni e pie pratiche delle quali si dirà a suo luogo.
Non devesi però tacere che uno dei più zelanti custodi fu senza dubbio Colui per ispeciale favore di Dio e per misericordia di Maria verso la nostra Liguria, noi abbiamo ora la sorte d'avere per Padre e Pastore delle nostre anime, si S.E. Revmo Mons. Salvatore Magnasco Arcivescovo di Genova nostra, fu custode di questo Santuario della Vergine per parecchi anni; all'ombra di esso tentò invano di nascondere la luce delle sue virtù e del suo sapere: Egli essendo professore di Teologia della R. Università di Genova nel Seminario fatta la scuola si recava al Santuario per godere della pace di quella solitudine ed esercitarvi il suo zelo a gloria di Maria SSma Madre della Misericordia.
Quivi tenne quella carica sino alla metà dell'anno 1843, epoca in cui passò ad essere Canonico Penitenziere della Chiesa Metropolitana.

Capo VII
Come fosse rapita dagli Inglesi la veneranda Statua della Madre di Misericordia e da essi trasportata a Porto Maone.
La guerra scoppiata nel 1746 e che per quasi due anni ebbe a sostenerla gloriosa nostra Repubblica onde liberarsi dal pesante giogo degli Austro- Sardi e ricuperare la sua libertà fu cagione d'immensi danni specialmente nelle due riviere." Le crudeltà scrive l'Accinelli, i saccheggi gl'incendii che facevano gli "Austriaci nè contorni di Genova erano incredibili; non perdonavano ne a sesso nè ad età, nè a condizione; "chi ferivano chi uccidevano, campane, vasi sacri, ornamenti di chiese, marmi, statue, quadri, ferriate, vetri ", suppellettili e mobili depredavano; rovinavano perfino le sepolture per vedere se vi erano nascoste "suppellettili, ed il tutto dalla spiaggia di Sestri imbarcavano sulle navi inglesi (da cui erano favoreggiati per "mare) per Livorno e Savona".
Ai primi di Luglio dell'anno 1747 un'orda di quei barbari più che soldati, ladroni invase questo Santuario e dopo averlo al solito saccheggiato rapirono con mano sacrilega la veneranda effige della Vergine ed imbarcatala prontamente sopra una nave inglese fu da essa trasportata a Porto Maone (Portus Magonis) capitale dell'isola Minorca una delle Baleari e ne fu fatto dono al Governatore di essa come di opera pregiata per arte, essendo egli protestante. Forse il demonio fu istigatore di quel rapimento per impedire il gran bene spirituale che ne vedea derivare a divoti popoli che accorreano a venerar in quel suo Simulacro la Madre della Misericordia e Vergine Potente; ma se così fu, mal si oppose il maligno, che dessa cavando dal male il bene, si giovò di quel rapimento per far maggiormente risplendere la sua potenza, onde accrescere nè suoi divoti la fiducia in Lei e prepararsi più largo campo alla sua misericordia.
Ella operò col diletto suo popolo come una madre amorosa che così per vezzo volendo far prova dell'affetto dè suoi teneri figlioletti, talvolta finge di abbandonarli e si nasconde alcun poco ad essi, e gode intanto di vedere con quale ansia affannosa la cercano e piangenti e singhiozzanti con voci tenere ed affettuose la chiamano; ma non potendo ella a lungo sostenere il loro dolore si mostra nuovamente ad essi, che al momento fatti lieti e festanti corronle incontro ad abbracciar le sue ginocchia a stringersele al seno ed a colmarla di baci e di carezze. Altrettanto sembra che operasse Maria Santissima in questo doloroso avvenimento c'o suoi divoti il cui dolore ed affanno per tale rapimento se fu grande ed acerbo ebbe presto a cambiarsi in dolce speranza e indi a non molto in un indescrivibile giubbilo per la ricuperazione del caro pegno della sua materna pietà ed affetto.
Fra i divoti di questo Santuario tenea luogo distinto il Capitano di nave Ambrogio Gazzino fu Giuseppe di Sestri; a lui siccome a quello che avea di molte relazioni in quell'isola dov'era stata trasportata la statua verginale, ebbe ricorso il Reverendo Sebastiano Canepa in allora custode del Santuario pregandolo a volersi impegnare a ricuperarla; nè troppo tempo e parole dovette spendere per persuaderlo a quella impresa che ove riuscisse, un grande onore a Dio ed alla Vergine risultato ne sarebbe.
Armata tosto la sua nave il divoto Capitano e provvisto a tutte sue spese di molti e preziosi donativi da presentarne i comandanti inglesi di quell'isola e coloro in ispecie che circondavano il Governatore per cattivarsene l'animo, spiegate al vento le vele con prospera navigazione accompagnata da caldi voti di tutti i divoti della Potente Vergine e Madre di Misericordia e specialmente del prelodato R. Custode giunse a quell'isola nel mese d'agosto e intavolò tosto le opportune pratiche con coloro che meglio credea potergli giovare all’intento di conseguire la bramata restituzione.

Capo VIII
La statua verginale viene alfin restituita. Prodigiosa guarigione da gravissima malattia incolta al Capitano ed agli uomini del suo equipaggio.
Per quanto il pio e religioso Capitano facesse e si adoperasse presso chiunque credea potergli giovare ad ottener l'intento per cui intrapreso avea quel viaggio, cionondimeno vedea tornar vana ogni sua pratica e andar a vuoto ogni suo tentativo, e parendogli omai esauriti tutti i mezzi umani ch'erano in poter suo, senzachè intravedesse il minimo barlume di speranza di riaver il caro e venerando Simulacro della Vergine si dispose a tentar i mezzi spirituali e sopranaturali.
Chiamati pertanto un giorno intorno a sè gli uomini del suo equipaggio, con quella semplicità tutta propria degli uomini di mare così loro parlò: " La "Madonna Santissima non vuole venire con noi, perchè forse alcuno ha peccato ed è perciò nemico del suo "benedetto Divin Figliuolo: perciò se vogliamo ch'Ella venga con noi disponiamoci ad accostarci colle dovute "disposizioni a ricevere i SSmi Sacramenti a fine di togliere dall'anima nostra ciò che può essere di ostacolo "alla grazia che può essere di ostacolo alla grazia che desideriamo ".
Docili al consiglio ecco pertanto alla mattina del giorno tre di settembre tutti quei buoni marinai preceduti dal loro Capitano muovere tutti raccolti verso la chiesa, quivi giunti e prostrati a piè del Sacro Ministro confessar le lor colpe per esserne prosciolti; indi all'altare a cibarsi del Corpo di Cristo in Sacramento.
Nè vano fu quel pio e divoto espediente al loro intento, imperciocchè ben presto appianate tutte le difficoltà, rimosso ogni ostacolo agli 8 di settembre sacro alla Nascita della SSma Vergine, ottenne il buon Capitano la restituzione del venerando di Lei simulacro, e lo stesso giorno c'o suoi marinai tutti giubilanti sel recarono quasi in trionfo alla nave che tosto disposero alla partenza. Ma ohimè mentre già si stava per ispiegare le vele ai venti ecco cadere lo stesso capitano gravemente infermo e tanto il male in pochi giorni incalzò che da medici fu giudicato insanabile e mortale.
Si rivolse allora l'infermo con gran fede alla Potente Vergine e ricordandosi che nel trasporto della veneranda sua immagine erasene rotto un pezzetto del suo manto impose a suo figlio che gliel recasse nascostamente ( poichè egli travavasi ricoverato in casa del Governatore che come s'è detto era protestante e ricevutolo se l'applicò divotamente al petto facendo voto alla Vergine che se gl'impetrava la guarigione avrebbe fatto celebrar cento messe al di Lei santuario in quel giorno in cui vi si sarebbe nuovamente collocato alla pubblica venerazione il venerando suo simulacro. Fatto appena il voto si addormentò d'un dolce sonno e tranquillo da cui svegliatosi dopo qualche ora si sentì tutto rinvigorito e libero affatto dal male che fino allora lo avea all'estremo ridotto.
Preso ch'ebbe cibo con eccellente appetito volea vestirsi e recarsi tosto alla sua nave; ma fu trattenuto da coloro che lo assistevano, non potendosi essi persuadere ch'egli fosse così istantaneamente guarito da un male che poche ore prima minacciava togliergli la vita. Stette dunque egli a letto fino al nuovo dì dormito avendo saporitamente tutta la notte; la mattina seguente la sua Benefattrice di così segnalata grazia; ricevuti i SSmi Sacramenti e dato sfogo alla sua pietà usci a passeggiare per la piazza della Città con maraviglia e stupore di quanti lo conoscevano e sapeano in qual deplorabile stato trovavasi il giorno antecedente: nè per tutto il viaggio, nè mai più finchè visse ebbe a soffrir di quel malore.
Nè qui finirono le maraviglie. Nello stesso tempo che il capitano giaceva infermo, i marinai del suo equipaggio furono tutti presi dalla febbre terzana; ch'è molto comune in quell'isola, onde lor malgrado convenne si ricoverassero nello spedale. Guarito il Capitano fu tosto a visitarli e gli animo a confidare nella potenza della Madre di Misericordia raccomandandosi di cuore a Lei; indi gli condusse seco alla chiesa a ricevere i SSmi Sacramenti e dalla Chiesa al bordo della nave e tosto salparono da Porto Maone.
Cosa maravigliosa! Nessuno più di tanti ch'erano ebbe mai più a provare il benchè minimo accesso di quella febbre che fino allora gli avea travagliati. Una gran lezione ci vien data da pio Gazzino ed un mezzo sicuro e valevole anzi unico ci addita per conseguir dalla Vergine le grazie che le domandiamo; ciò si è di mondar prima l'anima nostra dal peccato ch'è il precipuo ostacolo che vi si oppone. Egli è ben vero che Maria è anche Madre e Rifugio dei peccatori; ma è madre e rifugio di quei peccatori che cercano prima d'ogni altra cosa di uscire dal lezzo del peccato e riacquistar la grazia del suo Santissimo Figlio con una verace conversione, e non già di quelli che con affetto al peccato le chiedono grazie e favori temporali; Ella dice a costoro ciò che il medesimo suo Divin Figliuolo predicava alle turbe: cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia ed il resto vi sarà di soprapiù dato.

Capo IX
Di ciò che occorse alla nave nel ritornare da Porto Maone. Arrivo a Genova. La veneranda Effige viene alfin restituita al Santuario.
Pervenuta con prospero vento in alto mare l'avventurata nave onusta di quel sacro Deposito riputato dal capitano e da'marinai assai più prezioso d'ogni più peregrina merce, ecco tutto ad un tratto fermarsi dessa a vele gonfie in mezzo all'onde immobile quale scoglio come se dato avesse in una secca. Attoniti e dolenti quei buoni naviganti non sapean che far, nè che pensare in quel nuovo frangente.
O Vergine Augusta e potente, mi par sentirli esclamare compunti e dolenti, non saremo dunque ancor riputati degni di restituir alla patria la cara e venerata vostra effige? O Madre pietosa e benigna deh, se così è, non guardate alla indegnità nostra, ma si agli ardenti desiderii ed ai fervidi voti di tanti vostri fedeli e divoti servi che colà l'aspettano come un materno pegno della vostra predilezione per essi! O Maria fate che presto e felicemente possiam giungere al desiderato porto ad appagare la loro santa impazienza. Presto però ebbero essi a comprendere che questa fermata della lor nave, era un nuovo e singolare tratto prodigioso della materna pietà della Vergine.
Poco stante comparve e venne a passa vicino ad essa nave un'altra francese il cui Capitano domandò al Gazzino se per avventura si fosse egli incontrato con cinque legni inglesi, diretti, secondo avea rilevato dal Condottiere dei medesimi, ad inseguire e dar la caccia ad una nave genovese; soggiungendogli si tenesse in sull'avviso e procedesse in suo viaggio cauto e guardingo. Capì allora il pio Gazzino e con lui il suo equipaggio, che la potente Vergine con quella improvvisa e prodigiosa immobilità salvarli volea da quello incontro che loro riuscito sarebbe al certo dannoso e funesto e ne la ringraziarono di cuore.
Cessato che potè essere quel pericolo la nave tutto da sè riprese il suo corso e prosegui felicemente il suo viaggio fino alla patria senz'altro incidente. Giunta in Genova fu tosto trasportata la veneranda Effige della Madre di Misericordia in casa del Capitan Gazzino il quale fu tosto a dar ragguaglio a Monsignor Arcivescovo ch'era allora il non meno pio che dotto Giuseppe Maria Saporiti, di sempre venerata e gloriosa memoria, del suo arrivo e dei portenti operati dalla Vergine in quel Viaggio. Appena il popolo genovese seppe dell'arrivo in patria della miracolosa statua della Madre di Misericordia grandemente ne esultò e facea divota calca alla casa del Gazzino volendo e chiedendo ognuno la grazia di poterla da vicino venerare e baciarne i piedi santissimi.
Per la guerra che tuttavia fervea contro gli Austro-Sardi non si giudicò opportuno da Monsignor Arcivescovo ordinarne la traslocazione al suo Santuario: ma tostoche quel flagello per ispeciale favore di Dio e della Vergine ebbe termine che fu nel mese di Luglio 1748, restando al tutto libera la nostra Liguria dalla invasione di quelle furibonde soldatesche si affrettò di stenderne il Decreto e ciò seguì in data de' 23 Agosto di detto anno, ordinando in esso che questa si facesse in forma privata per evitare ogni rumore e confusione che risultar ne potesse. Furono dunque destinati ad accompagnar la veneranda effigie il Capitano Gazzino e il fratello di lui ch' era Canonico della Metropolitana, il Reverendo Sebastiano Canepa ed una livrea della casa di Monsignore; ma ciò non valse a cessare ogni clamorosa pubblicità, poichè il popolo di Sestri e Borzoli e dei villaggi circonvicini avuto sentore di questi ritorno, accorse in folla ad incontrarla, ricevendola con acclamazioni di giubbilo e di esultanza.
Locata sul suo altare per gli otto di Settembre si diè principio ad un divoto e solenne ottavario per celebrare l'anniversario della sua ricuperazione nel quale accorsero a celebrar il Santo Sacrificio e gli altri sacri riti i parrochi delle circonvicine parrocchie ed altri sacri personaggi qualificati e distinti.

Capo X
Della continuata divozione dei popoli per questo Santuario di Maria e di alcuni personaggi distinti che in varii tempi lo visitarono e se ne mostrarono specialmente divoti.
La divozione dè popoli per questo Santuario della Madre di Misericordia e Vergine Potente non venne mai meno anzi si mantenne e si accrebbe dopo il ritorno del sacro di Lei simulacro e vi perdura fino a dì nostri come ne fa fede la divota frequenza che vi si osserva in tutto l'anno alle sacre funzioni e pie pratiche che vi hanno luogo. Nel passato secolo però, non solo dalla Liguria, ma dal Monferrato dalla Lombardia e dal Piemonte accorreanvi numerosi i divoti ad implorarne la materna pietà di Maria.
I naviganti Ragusei che in addietro frequentavano molto il porto di Genova a cagion di commercio, e che avevano cappella propria in S.M. di Castello dedicata al lor protettore S. Biagio, prima di ritornare alla patria non tralasciavano mai di fare una visita a questo Santuario per aver dalla Vergine Potente la grazia d'una felice navigazione. La rivoluzione del 1797 e la successiva invasione francese in Italia che la posero a soqquadro fecero scomparire colle più belle e grandiose istituzioni religiose e civili dè padri nostri anche questa pia pratica dei Ragusei.
Divote specialmente di questo Santuario mostraronsi mai sempre le confraternite varie di Sestri, Borzoli, Rivarolo, Fegino, Multedo, Sampierdarena e San Teodoro movendo in divota processione frequentemente alla visita del medesimo specialmente in tempo di pubblica calamità come negli anni 1767 e 1828 epoche di grandi terremoti. Gli Arcivescovi di Genova mostraronsi anch'essi molto divoti di questo Santuario e premurosi di propagarne la divozione nei popoli. Mons. Giuseppe Maria Saporiti portatosi a visitarlo nel 1749 addì 21 Maggio, saliva a baciare i piedi alla veneranda effigie della Potente Vergine indi faceva al circostante popolo un eloquente sermone sulla Misericordia e Potenza di Maria, lasciando a perpetuo ricordo di sua visita l'indulgenza di giorni quaranta da lucrarsi da chiunque in avvenire recitasse la Salve innanzi alla sua miracolosa immagine.
Parimente onorollo d'una sua visita nel 1802 il cardinale Giuseppe Spina, ma sopra tutti Monsignor Luigi Lambruschini (insignito poi anch'esso della sacra porpora) ne fu divotissimo anche prima di essere innalzato alla dignità arcivescovile. Nel 1821 a' 6 maggio degnossi consecrarne la chiesa nella qual occasione pronunciò un sermone in cui esortava il popolo accorso a quella sacra funzione "ad onorar e "custodire, sono sue parole, con ogni diligente cura un tesoro veramente inestimabile qual' è appunto.. "questo Santuario innalzato ad onore della gran Madre di Dio e Madre Nostra Maria, la quale si compiace di "essere quivi onorata e di ricevere quandochessia le suppliche per far provare a tutti in ogni incontro e in "ogni tempo il buon effetto dello implorato materno suo patrocinio".
Qualche altra volta volle onorare c'o solenni pontificali la festa della Madre di Misericordia che vi si celebra a' 18 Marzo e donollo d'una bellissima pianeta di teletta d'argento col suo stemma tutta ricamata in oro. I suoi successori nell'Arcivescovato e specialmente Mons. Airenti ebbero sempre in molta stima questo Santuario, nè il vorrà certo dimenticare l0attuale amatissimo nostro Pastore che già ne fu vigilantissimo ed operosissimo Custode, così Dio gli accordò lunghi anni di vita per il bene di questa Diocesi, com'egli al certo per quanto glielo permetteranno le molteplici e gravi sue cure, non si addimostrerà meno zelante e sollecito degli accennati suoi Antecessori nell'onorarlo di sue visite e della sua particolare predilezione.
Già si è detto della edificante visita che il Vescovo d'Acqui vi fece per ringraziare la Vergine della guarigione ottenuta da gravissima malattia; resta dunque che noi aggiungiamo qualche cosa sulla divozione che sempre viva in se mantenne Mons. Sebastiano Canepa per questo Santuario della Madre di Misericordia. Costui come si è accennato chiamato da Dio ad evangelizzar gl'infedeli non dimenticossi di esso onde nel 1763 in data 13 Luglio scrivea al Sacristano dalla Missione di Orasce in Nicopoli: "mi rallegro che la divozione alla Madonna si mantenga sempre viva in codesto Santuario". Indi parlando a tutti i sacerdoti addetti al servizio dello stesso esclama: "Beati loro signori che assistono sempre alla presenza di Essa che "godono più da vicino ...; anche noi, quantunque lontani in terra deserta invia ed inacquosa,"ne proviamo "gli effetti , mentre ci ha continuamente assistiti e liberati da ogni pericolo". E conchiude così: "V.S. ricevuta che avrà questa lettera la prego ad andar a mio nome a piedi della Santissima Vergine e farle una totale "offerta di noi Missionari e di tutti questi Cristiani pregandola che ci riceva e conservi tutti sotto il manto "della sua santa protezione direzione e difesa perpetua". Amen.
Altri Personaggi distinti visitarono questo Santuario in varii tempi fra quali faremo qui in ultimo menzione di Sua Maestà la Regina Maria Cristina di Borbone vedova del Re Carlo Felice la quala amava tanto la nostra Liguria e vi soggiornava quasi di continuo; d'essa con la sua corte lo visitò nel 1834.

Capo XI
Di alcune grazie miracolose dispensate dalla Vergine Potente à suoi divoti da questo suo Santuario.
Grandi, segnalate e senza numero sono le grazie che Maria Santissima Madre delle Misericordie e Vergine Potentissima si compiacque dispensare a suo divoti da questo suo Santuario. La divota frequenza de' fedeli che in ogni tempo vi si ammira e i votivi segni che dalle pareti ne pendono ne fanno fede. Ben più di ottanta sono le tabelle in cui stanno figurate le grazie ricevute da chi a Lei facea fiducioso ricorso nei più perigliosi frangenti, assai più numerosi sono gli argentei ed aurei voti non che gli altri preziosi donativi che ne adornano l'altare, come pure buon numeri di altri segnali, che quasi simboli delle ricevute grazie attaccati furono alle sacre pareti, pezzi di gomene, stampelle, archibugi sono un solenne attestato della materna liberalità della Regina e Madre nostra Maria non che della sua compiacenza di esservi onorata ed invocata.
E vuolsi qui notare che dei voti d'oro e d'argento offerti non rimane più che una parte di quelli del secolo presente essendosi l'altra parte venduta, cioè tanti per oltre a lire ottocento con licenza dell'Autorità Ecclesiastica per pagare un debito col ceraiulo; mentre di quelli più numerosi e preziosi offerti nel decorso del passato secolo non ne resta più vestigio, che vennero tutti rapiti ed ingoiati dalla rivoluzione nello spoglio da essa fatto di quanto v'era di prezioso in tutte le Chiese, Oratorii, Santuarii e Luoghi pii l'anno 1799.
Di alcune di queste grazie prodigiose di cui si conservò memoria per iscrittura in particolare modo dal R.do Canepa negli otto anni in cui fu Custode del Santuario ne faremo cenno in questo e nei seguenti Capi.
Ne mese di Marzo del 1740 una donna ch'era stata per ben ventotto anni travagliata da un'infermità d'asma da cui era spesso ridotta agli estremi, venuta ad abitar per sorte vicino al Santuario prese a raccomandarsi alla Potente Vergine ed ottenne presto la perfetta guarigione, così chè fin che visse non ebbe mai più a patire di quel male.
Un'altra donna nel 1743 condusse al Santuario una sua figliuola a ringraziare Maria Vergine Potente della salute concessale. Raccontò ella che quella sua figliuola assalita da ardentissima febbre maligna, dalla quale per le cure prodigatele parve che alquanto si riavesse, ma o che tale non fosse un vero miglioramento, o che facesse una ricaduta, il male tanto crebbe che dai medici fu giudicato insanabile e mortale. L'afflitta madre fece fiducioso ricorso alla Vergine con voto di visitarne il suo santuario di Priano se le concedesse la ormai disperata guarigione della figlia e cominciò subito una divota novena alla medesima, ed ecco che fino dal primo giorno la donzella cominciò a riaversi.
Nel decorso di tal novena occorsole che una sera assai stanca dalla fatica del giorno andava verso il letto per coricarsi, ma nell'accostarvisi sentissi da forza invisibile respingere indietro: di ciò maravigliata e timorosa fermossi a riflettere sopra se stessa e tosto le sovenne di non aver ancora in quel giorno adempiuto alla novena intrapresa e tosto prostratasi vi soddisfece divotamente, indi andossene a letto senzapiù incontrare ostacolo.
Finita la novena già la figlia non solo era fuor di pericolo, ma anche entrata in convalescenza e dopo pochi dì fu perfettamente sana. Da questo fatto imparar dobbiamo che Maria Santissima ama e vuole che noi siamo perseveranti nelle pie pratiche che a di lei onore intraprendiamo se voglia ch'Essa ci accordi le grazie dimandate Il sacerdote Gio. Stefano Migliazzi di Alessandria pativa abitualmente da lungo tempo di vertigini e quasi ogni mese ne avea qualche sì forte accesso che ne stramazzava a terra. In uno di questi accidenti invocò la Vergine Potente e fè voto di visitare questo santuario se Ella si degnava liberarlo da quelle vertigini che sì spesso il mettano in pericolo di morte.Fatto appena il voto quell'accidente svanì ed un anno dopo il giorno 17 settembre 1744 capitò al Santuario per compiere il voto narrando di non essere stato mai più attaccato da quel terribile male.
Giaceva a letto infermo di paralisia nel mese di maggio 1740 un'ufficiale Sardo ed andava raccomandandosi alla Madre di Misericordia e Vergine Potente perchè lo risanasse d quel male a cui poco o nulla giovavano gli umani rimedii. Una notte la cui sera innanzi l'avea invocata con più fiducia e fervore Ella gli apparve per ben tre volte e tosto migliorò e fu ben presto guarito perfettamente onde sul finire dello stesso anno venne a ringraziare la sua Benefattrice narrando la grazia ricevutane.
Addì ventisei Maggio dello stesso anno 1740 due divoti coniugi lombardi giunsero a questo Santuario conducendovi un lor figliuolo liberato dall'epilessia o mal caduco a cui andava prima soggetto, dopo che essi lo raccomandarono alla Santis. Vergine con voto di una visita divota allo stesso.
Un'individuo del Sassello avea un figliuolo il quale all'età di nove anni fu assalito da sì strano malore che per quante cure se gli facessero non se ne potè mai ottenere il minimo alleviamento. Dopo un'anno l'afflitto padre si risolvette di farlo portar da due uomini a questo Santuario. Adagiato in una zana o culla presentollo al R.do Custode ch'era allora il detto Sebastiano Canepa :" Io lo vidi, lasciò questi scritto, così "sfigurato ed esangue che mi parea un cadavere, ed era già più d'un anno che si andava consumando in "quella guisa senza gusto nè di mangiare nè di bere; avea le gambe e le braccia con tutta la vita colle pure "ossa nè potea reggersi se non era altri sostenuto.
Insomma era quasi un cadavere, e umanamente "impossibile per lui vivere". Fatte sopra di quel quasi cadavere alcune preghiere dal prelato Rev. Custode e dal padre raccomandato di cuore a Maria fu riportato a casa e tosto cominciò a riaversi e a migliorare ed in breve perfettamente risanò. Due anni dopo cioè nel mese di luglio 1744, venne condotto dal padre a render grazie alla Vergine del segnalato favore ottenuto.
Un individuo della valle di Polcevera era da diciassette mesi travagliato in modo molto strano da attatture di nervi da interni spasimi e flusso di sangue per cui dopo averne sperimentato inefficace ogni rimedio fu dichiarato incurabile non solo dal chirurgo Bovanio che ne avea avuta la cura ordinaria ma da altri medici fatti venire a vederlo dalla vicina città. A tale stato ridotto prese a raccomandarsi alla Madre di Misericordia e Vergine Potente, la quale una notte in sogno gli apparve ed ordinogli che ad onore di Lei facesse una novena. Vi diè egli tosto principio unitamente a suoi di casa, al terzo giorno sentissi assai migliorato e terminata che l'ebbe si trovò affatto libero da suoi mali. Portossi egli l'ultima domenica di settembre di detto anno 1744 al Santuario a ringraziare la sua Benefattrice magnificandone la misericordia e la potenza.
Un altro individuo della valle di Rapallo era ridotto agli estremi da una infiammazione di petto; una notte addormentatosi alquanto gli parve sentire una voce chiara e distinta che gli disse: "Va che la Madonna di "Sestri ti ha fatto la grazia". Destatosi sentissi infatti libero dalla febbre e da ogni dolore; e la seguente mattina levossi da letto perfettamente ristabilito. In agosto di detto anno fu a render grazie alla Vergine in questo suo santuario della istantanea guarigione ottenuta.
La signora Chiara Lorenzotti nell'agosto del 1740 assalita da gravissima infermità andò tanto in essa peggiorando che la vigilia della Natività di Maria SSma. Già munita dei SSmi. Sacramenti verso la sera si pose in agonia, accesa la candela benedetta dà sacerdoti assistenti facevasele la raccomandazione dell'anima. In cotale stato tutti i suoi di casa la raccomandavano a Maria Santissima Madre di Misericordia e Vergine Potente sotto i quali titoli qui viene onorata ed invocata. Parve all'inferma nel suo assopimento che la Vergine benedetta comparsale la benedicesse. Un'ora circa dopo, rinvenuta da quel da quel mortale letargo fu trovata senza quasi più la febbre ed indi a poco fu perfettamente sana. Pellegrinò nel 1744 a questo Santuario onde rinnovare le sue azioni di grazie alla sua Risanatrice offrendo allo altare di Lei un anello d'oro e narrando quanto sopra s'è riferito.

Capo XII
Si prosegue a raccontare altre guarigioni miracolose ed altre grazie segnalate fatte dalla Santissima Vergine a divoti di questo suo Santuario.
I favori insigni e le grazie segnalate che si sono nel capo antecedente riferite basterebbero a dimostrare quanto Maria Santissima gradisca d'essere qui onorata ed invocata sotto i titoli di Madre di Misericordia e Vergine Potente; ma di altre ancora essendosi tenuto memoria per iscritto, non si vogliono preterire affinchè il pio lettore viemmegli s'infervori e si animi in qualunque bisogno a far a Lei fiducioso ricorso.
Nel 1743 una maligna influenza serpeggiò nei borghi e villaggi vicini a Sestri che fece molte vittime; ma questo insigne borgo e i dintorni del Santuario ne andarono affatto immuni, locchè a tutta ragione si attribuì a grazia speciale della Vergine, ond'è che dopo le feste della Pentecoste si osservò una grandissima affluenza di persone d'ogni età d'ogni sesso e d'ogni condizione a ringraziarla d'esserne state preservate, e non meno numerose furono quelle eziandio che dai luoghi invasi da tale maligna influenza ed esse stesse attaccate ne guarirono per ispeciale favor della Vergine Potente a cui fecero ricorso e che accorsero allo scopo medesimo.
Lo stesso anno a tre di settembre un individuo di Sestri a ponente venne anch'esso a ringraziar la Potente Vergine per la sua liberazione dalla schiavitù a cui per otto anni era stato soggetto in Barberia; nè parea mai sazio di baciare e ribaciar il sacro suolo della chiesa; e per ben nove volte ginocchioni fece il tragitto dalla porta all'altare, sfogando con ardentissimi affetti la gratitudine verso al sua Liberatrice con alta edificazione degli astanti offerendo e lasciando in voto all'altare di Lei l'anello della catena colla quale era stato per si lungo tempo legato.
Lo stesso giorno 3 settembre vi capitarono a ringraziarla per guarigione ottenuta da grandissima infermità dalla Ville di Varazze un tal Giambattista Ferro e da Alessandria un Sacerdote secolare ed un gentiluomo con sua moglie. Una dama genovese già da più anni maritata non potea aver prole. Andavasi perciò raccomandando alla Vergine per conseguire tal grazia.
Una notte le parve in sogno di trovarsi nel Santuario di Virgo Potens, e che il sacerdote Giuseppe Banchero, defunto già da un'anno, le si facesse incontro e la esortasse a far un regalo alla Madonna Santissima promettendole la bramata fecondazione. Svegliatasi raccontò al marito l'avuta visione e tosto di concerto stabilirono il dono da farsi. Dopo otto mesi che fu à 30 Maggio 1744 ella si portò tutta lieta al Santuario a compiere alla fatta promessa trovandosi già nel quinto mese di sua gravidanza come ella stessa ebbe a manifestare.
Per una gravissima infermità d'occhi un altro individuo perdette la vista rimanendo affatto cieco; più di sette mesi durava già in lui la cecità, durante il qual tempo facea fiducioso ricorso alla Vergine Santissima, e n'ebbe alfine la grazia di riacquistarla perfettamente ond'egli grato di cotanto beneficio scalzo e vestito di sacco pellegrinò a questo suo Santuario il dì della Santissima di Lei Concezione di detto anno per porgerle affettuose azioni di grazia e magnificarne la potenza e la Misericordia.
A gloria della sua Sovrana Benefattrice sulla fede dè proprii genitori un Sacerdote della parrocchia di Mornese riferì di se stesso che già pervenuto essendo all'età di tre anni restava ancor privo dell'uso delle gambe e della lingua di tal modo che non potea dar passo nè reggersi, nè punto meno articolar sillaba. Non sapendo a qual miglior partito appigliarsi i genitori si determinarono di portarlo e presentarlo all'altar della Vergine in questo Santuario, ove giunti mentre fervorosamente oravano innanzi alla veneranda di Lei effigie ebbero la consolazione di vedere esaudite le lor suppliche poichè desso sciolse improvvisamente le gambe e la lingua camminando in mezzo alla chiesa e proferendo il nome Ssmo di Maria. Fatto adulto entrò nell'ordine dè Minori Francescani e vi fu ordinato Sacerdote; il suo nome è Giuseppe Antonio Fossati.
Già altrove si è accennato come la Potente Vergine per maravigliosi modi largamente provvedesse al Rev. Giuseppe Banchero i mezzi per provvedere gli arredi necessari alla chiesa e compiere le grandiose fabbricazioni, intraprese a vantaggio, comodo e decoro del Santuario. Un tratto di questa sua maravigliosa provvidenza Ella rinnovò gli 8 Febbraio 1745 in cui si diè principio alle scale del campanile. Fatti appena i primi scalini mancarono i chiodi necessari ed adattati all'uopo e già stavasi per dimettere l'opera allorchè ne giunse dal luogo di Masone un offerta di quattro balle due delle quali furono travate contener chiodi proprio di quella qualità e dimensioni che si voleano per quel lavoro; e nello stesso tempo fu presentata l'offerta di cinque scudi mandati al Santuario fin dalla Spagna.
I chiodi anzidetti furono quivi portati da certo Tommaso Pastorino del medesimo luogo di Masone il quale secondochè asserì alcun tempo innanzi era stato travagliato per più di un anno da un' interno malore che oltre a renderlo inabile al lavoro , gli cagionava da quando a quando acerbissimi dolori e spasimi di morte. Soffriva poi molto a star ginocchioni. Portossi un dì a raccomandarsi alla Vergine in questa sua Chiesa ed offrì la limosina d'una messa che volle fosse celebrata ed alla quale assistè inginocchiato senza punto nulla soffrire e d'allora in poi guarito da quel interno malore potè in ottima salute attendere a suoi lavori.

Capo XIII
Liberazioni miracolose dai pericoli del mare di chi faceva ricorso alla Vergine Potente.
La Santa Chiesa Madre e Maestra di verit6agrave chiama Maria Santissima Stella del mare: ave maris stella. Lo stesso di lei nome al dir dè Santi Padri ha fra gli altri anche dal significato: e quantunque questo più si addica all'ordine spirituale e morale intendendosi che Maria quale lucida stella addita il porto dell'eterna salute ai naviganti in questo mare tempestoso del mondo, pur tale si è sempre dimostrata anche nell'ordine temporale e materiale soccorrendo invocata ai naviganti nella tempeste e nei pericoli tutti del mare. In testimonianza di questa verità ed in uno per ricordo ai nocchieri di ciò che far doveano in tali pericoli il nostro Pindaro Gbriello Chiabrera scrisse quei celebri due versi latini ed italiani ad un tempo che scolpiti furon sul muro di piccola torre che domina il porto di Savona appiè di una statua di Lei
" In mare irato in subita procella
" Invoco Te nostra benigna stella
Non è quindi da maravigliare che anche da questo suo santuario invocata qual Madre di Misericordia e Vergine Potente occorresse pronta al soccorso di chi trovavasi in grave pericolo sul mare. Ne fanno fede molte di quelle tabelle o segni votivi che in memoria dell'ottenutane salvazione, si vollero appesi intorno al suo altare, e meglio ancora i seguenti fatti che trovansi registrati nelle scarse memorie tramandate per iscritto a posteri.
Navigava una nave veneziana alla volta di Genova quando assalita in alto mare da furiosissima tempesta stava in pericolo di naufragare e di perdersi. Il capitano di essa, uomo religioso e pio vedendo omai tornar vano ed inutile ogni sforzo per resistere allo infuriare del vento ed all'urto delle onde invocò l'aiuto della Madre di Misericordia e Vergine Potente, facendo voto di visitarne il Santuario se da quell'imminente pericolo di perdere la vita e la nave lo liberava. Fatto appena il voto, ecco cessare il vento ed il mare abbonacciarsi sì, che la nave con felice navigazione approdò nel porto di Genova senza aver sofferto il minimo danno o avaria. Ond'egli grato alla sua Salvatrice fu tosto a sciogliere il voto fatto, ricevendo divotamente i Ssmi Sacramenti e baciando ripetutamente con caldo affetto la predella dell'altare di Lei, magnificandone la misericordia e la potenza. Indi procuratosi un bel quadro rappresentante la sacra di Lei effigie qualquì si venera e fattolo benedire dal Rev. Custode il ricevè sulla sua salvata nave con solenne apparato e con una salve d'artiglieria quasi a salutarla e proclamarla Patrona e Sovrana di essa.
Circa l'anno 1738 una feluca carica di passeggeri nel tragitto che facea da Chiavari a Genova da un furioso vento che sul far della notte insorse fu rovesciata distante da terra più di due miglia. Alcuni marinai e passeggieri affogarono, tutti gli altri si aggrapparono e si tennero fermi come meglio poterono alla rovesciata feluca ed alle sue antenne. Era fra i passeggieri un diacono per nome Pio Paradiso il quale fatto animoso in quel frangente procurò di calmare le disperate grida degli altri miseri naufraghi animandoli a fare divoto ricorso alla Vergine. Intuonò egli pertanto le Litanie lauretane alle quali dessi rispondeano più colle lagrime e i singhiozzi che colla voce, giunto alla invocazione:
Virgo potens ora pro nobis
e ripetutala più volte, volgendo uno di essi lo lo sguardo verso la lontana terra esclamò: ecco il soccorso! ecco il soccorso! Ed era veramente una grossa nave che staccatasi in quell'ora insolita dal lido alla lor volta si avviava e dalla quale raccolti furono ricondotti salvi alla riva. Cotal soccorso inaspettato fu a giusta ragione attribuito a grazia segnalata della Vergine Potente si per essere comparso in quel punto della invocazione e si perchè soffiando da terra un forte vento non poteano essere, nella distanza in cui erano dal lido, udite le loro grida, nè per il buio della notte, veduti; ma ben gli udì e gli vide l'invocata Vergine e fu pronta ad apprestar loro quel soccorso che umamente sperar non poteano.
In simile pericolo trovossi un musico milanese con altri suoi compagni addì Marzo 1744 portandosi per mare da Genova a Pegli in una barchetta: non avendo con loro marinai o barcaiuoli pratici nel dirigerla tanto più che aveva spiegata la vela, pervenuti alla punta dello scoglio o promontori di Sant'Andrea un'improvvisa bufera fece aggirar sopra se stessa per tre volte la barca con pericolo manifesto di rovesciarla e sommergerla con quelli ch'entro vi stavano; ma essi invocata la Vergine Potente in vista del cui Santuario tovavansi, furon prontamente soccorsi e salvati da altra barca che dal lido di Cornigliano accorse a dar loro aiuto ed a condurre la loro verso terra. Quello stesso giorno si portarono in sulla sera quei passeggieri a ringraziare la Madonna Santissima di questa grazia ed il musico volle cantar alla benedizione il Tantum ergo essendo la seconda festa di Pasqua ed andava replicando che se non era la Vergine a salvarli sarebbero tutti infallantemente periti .
Alcuni pescatori di Cornigliano attendeano nel loro battello alla pesca vicino al detto scoglio di Sant'Andrea, da una naviglio inglese che costeggiava la riviera e ne infestava le spiagge ( essendo già cominciate le ostilità colla nostra Repubblica che finirono colla invasione e colla guerra del 1746) furono tirate contro di essi molte archibugiate; indi calato in mare lo schifo, gli inglesi si diedero ad inseguirli continuando sempre a tirar su di loro cogli archibugi. In quel pericolo i pescatori fecero forza di remi invocando in loro aiuto la Vergine Potente di cui erano divoti e Maria ascoltando benigna la loro prece fece sì che giungessero tutti in salvo senza essere tocchi dalle palle degli archibugi inglesi. Di questa liberazione ne vennero a ringraziarla lo stesso giorno al suo Santuario.

Capo XIV
Guarigioni miracolose operate per mezzo del manto della sua veneranda Effigie e delle immagini di questa sulla carta impresse dalla Vergine Potente.
Anche col serico manto della sua veneranda effigie l'Augusta e Potente Vergine si compiace operar prodigi: fu questo sempre ed è tuttavia oggetto di gran divozione per gl'infermi d'ogni maniera che per esso ne ottengono spesso la domandata guarigione. Dicasi altrettanto della di Lei veneranda effigie impressa sulla carta, e di ciò ne fanno fede le antiche e recenti memorie di cui ecco un piccolo estratto.
"In quest'anno (1745) lascio scritto il più volte lodato Rev. Sebastiano Canepa, ho portato il manto di Nostra "Signora Virgo Potens a dieci persone inferme, tutte in pericolo e alcune già disperate da medici e tutte "sono guarite eccetto un povero vecchio di circa ottanta anni. Fra questi vi fu la Signora Giacinta Gozzi di "Genova. Nel mese di giugno fu sorpresa da un colpo appopletico che le tolse subito l'uso di un braccio, e "poi di tutta una parte (del corpo) e poi della parola. Avea però libera la mente onde si raccomandò col "cuore a Virgo Potens. Il seguente sabato potè proferire alcune parole e le prime furono: Misericordia "Signore, e di chiedere il manto della Madonna che di subito le fu recato. Si cominciò anche di suo ordine "una Novena nel Santuario: nel decorso di questa riacquistò l'uso della parte offesa, meno quello del "braccio che però le fu restituito finita che fu la Novena, e così mercè il favore di Virgo Potens ricuperò "perfetta salute.
Nel 1817 addì 11 Marzo la Signora Angela Cambiaso moglie del Sig. Nicolò Pittaluga fu assalita da fierissima malattia di ventre per cui dopo i soccorsi dell'arte medica riusciti al tutto inefficaci fu munita dei Santissimi Sacramenti. Le fu quindi portato e posto sopra il letto il manto della prodigiosa statua della Madre di Misericordia ed insieme le fu applicata sulla parte offesa un'immagine di Lei ritratta in carta.
Preso ch'ebbe l'inferma un po' di sonno le comparve in esso la Santissima Vergine e le domandò l'anello sponsale il quale era di gran valore avendo incassati parecchi diamanti. Parve all'inferma di provar rincrescimento a privarsene e per ischermirsi da quella domanda rispondesse che lo avrebbe detto al marito; ciò che infatti eseguì tosto che si fu svegliata, ed egli di gran cuore acconsentì a quella richiesta. Indi a poco addormentatasi l'inferma di nuovo nel sonno le comparve la Santissima Vergine che la richiese della risposta, al che ella disse lo avrebbe volentieri donato. Ma intanto la malattia incalzava sempre più ed il giorno 20 dello stesso mese assalita da forti convulsioni parve mettersi in agonia ed era assistita dal Reverendo Luigi Costa curato della parrocchia di San Pier d'arena; anzi vi fu un momento in cui il Dottore Sig. Caponi che ne avea avuta la cura e trovavasi presente la giudicava già trapassata: ma nel pomeriggio di quello stesso di riscossa dal suo mortale assopimento e sensibilmente apparve migliorata ed in brevi giorni riacquistò la pristina sanità. Nel seguente mese di Maggio essa portossi col marito a rendere solenni azioni di grazie alla Misericordiosa e Potente sua Benefattrice a questo Santuario lasciando a perpetua della grazia ricevuta una sfera d'argento coll'augusto nome di Maria indorato nel mezzo.
"1832 Antonio Storace d'anni ottanta tenuto appresso e tormentato da penosa rottura od ernia disperato "da medici e chirurghi della sua guarigione , ma confidando in Maria e fattasi portare la sacra immagine di "Virgo Potens di cui era moltissimo divoto e di cuore a Lei raccomandandosi resto del tutto sano sul punto".
Così leggesi sotto di una votiva tabella in cui viene rappresentato quel povero vecchio seduto sul suo letticiuolo e tenendo in mano un piccolo quadro coll'effigie di Maria Virgo Potens e in atto di raccomandarsi ad essa. Qui farem punto, quantunque altre segnalatissime grazie e di data più recente potremmo aggiungere. Le fin qui narrate bastarono a determinare il Reverendissimo Capitolo di San Pietro in Vaticano a decretare essere meritevole la veneranda Effigie della Madre di Misericordia in questo suo Santuario venerata meritevole dell'aurea corona che per legato del Conte Alessandro Pallavicino Sforza si sogliono fregiare le immagini della Vergine più insigni per miracoli e per culto.
Che se per isfavorevoli sopragiunte circostanze fra cui non ultima la luttuosità attuale dè tempi non fu più concessa la già decretata corona, giova sperare che nel non omai più lontano trionfo di S. Chiesa, il più volte lodato amatissimo nostro Arcivescovo fra le altre gravi e molteplici sue pastorali cure aggiunger vorrà anchù questa d'impegnarsi presso il prelato Reverendissimo Capitolo perchè sia aggiunto un tanto decoro a questo Santuario del quale, come, si è altrove accennato ne fu parecchi anni Custode.

Capo XV
Delle Sacre Funzioni e pie pratiche che hanno luogo in questo Santuario nel decorso dell'anno. Del tesoro delle Sante Indulgenze di cui fu arricchito. Conclusione.
I RR. Sacerdoti che nella successione de tempi furono chiamati alla custodia di questo Santuario si mostrarono sempre tutti premurosi e solleciti di promuovervi la vera divozione della Madre di Misericordia con quelle pratiche del cattolico culto che più credettero conveniente.
Gli abitanti di Borzoli, di Sestri e dei villaggi circonvicini che sogliono accorrervi a parteciparvi non appena vi si sentono chiamare al lieto e dolce suono de sacri suoi bronzi non hanno quasi bisogno che loro sieno ricordate. Non se ne vuol però preterire un breve cenno per invito a parteciparvi anche a coloro che per avventura le ignorassero.
La principale festa del Santuario è ai 18 Marzo sacro in tutta la nostra Liguria alla Madre di Misericordia per la sua apparizione nella valle di San Bernardo presso Savona. Questa si fa precedere da una solenne Novena con discorso mattino e sera e seguire da un ottavario che si chiude il dì della Annunziazione della Vergine col canto del Te Deum alla sera. In questi diciassette giorni, molti zelanti Sacerdoti Secolari e Regolari sono sempre pronti ad ascoltar la confessioni dè fedeli che accorrono a lucrar l'Indulgenza plenaria che in forma di amplissimo giubbileo descui fu arricchito dalla S.M: di Pio VII l'anno 1802.
Nè si vuol lasciar trascorrere inosservato il giorno 8 settembre anniversario della ricuperazione della veneranda effigie della Vergine; in esso colla Messa solenne con un divoto sermone alla sera si vuol rammentar ai divoti di Lei, gli operati portenti in quell'avvenimento. E vi è l'Indulgenza plenaria. Troppo ben conveniva che in quel luogo dove era in particolar modo celebrata la Misericordia di Maria avesse pur culto particolare il suo purissimo e Santissimo Cuore che n'è la fonte inesauribile dopo quello di Gesù. Fu dunque con saggio e lodevole consiglio l'anno 1864 all'epoca dei S. Esercizi eretta in questo Santuario la pia Aggregazione che da esso sacratissimo Cuore s'intitola per la conversione dei peccatori ed arricchita di moltissime indulgenze. Se ne celebra la festa la domenica fra l'ottava della Natività della SS. Vergine giorno sacro al di Lei SS.mo Nome.
Lo sposo purissimo della Vergine Potente il patriarca San Giuseppe vi è pur onorato con specialità di culto celebrandovisi solennemente la sua festa addì 19 Marzo, come pure il glorioso Martire San Lorenzo primo titolare della Chiesa.
In tutte poi le domeniche e feste di precetto alle 9 di mattina colla celebrazione della S. Messa ha luogo la spiegazione del S. Vangelo o un discorso sulla occorrente solennità e la benedizione del SS.mo Sacramento preceduta dal canto delle Litanie lauretane e dalla recita d'altre preci; nel pomeriggio vi si fa il catechismo seguito nuovamente dalla benedizione come alla mattina.
Ogni giorno dopo il tramonto del sole si recita la terza parte del S. Rosario seguita dal canto delle litanie e da altre preci.
A tutte queste sacre funzioni i divoti della Madre di Misericordia, lo abbiamo già accennato, vi accorrono solleciti tanto che alle volte la chiesa non basta quasi a contenerli. Quasi a far corteggio alla Potente Regina delle Vergini uno stuolo di esse all'ombra di questo Santuario ne sorse l'anno 1832. Queste Vergini adunate in conservatorio sotto il titolo della Presentazione di Maria SS.ma al lodevole scopo di promuovere l'educazione religiosa e civile delle fanciulle hanno pure per regola la quotidiana recita dell'Ufficio di Lei che sogliono compiere puntualmente in comune nel loro coro che è in comunicazione colla chiesa.

CONCLUSIONI
Abbiansi qui fine, divoto Lettore , le brevi memorie di questo Santuario, le quali se alcun pascolo hanno somministrato alla tua pietà, se valsero ad accrescere in te la fiducia nella misericordia e potenza di Maria Santis. e se coll'appagar la tua curiosità, te ne fecero concepire maggiore stima e t'invogliarono a farvi più frequenti visite, in ne ringrazio di cuore il Signore e mi reputo largamente ricompensato della poca fatica durata in raccoglierle ed ordinarle.
Ai fatti portentosi, miracoli, visioni e apparizioni qui narrati intendendo si dia non altra fede che umana, il tutto sottoponendo all'infallibile magistero della Santa Madre nostra la Chiesa Cattolica, Apostolica Romana alla quale sola spetta il giudizio in tali materie, e della quale mi protesto obbedientissimo figlio, e nel cui seno colla grazia di Dio voglio vivere e morire.
A vostri piedi santissimi nell'atto di imprimervi un'affettuosissimo bacio, o dolce Rifugio de' peccatori, o cara e pietosa Madre, io metto questa mia povera fatica, colla speranza che Voi, non guardando alla sua tenuità e rozzezza, nè molto meno à miei demeriti, vi degnerete graziarla d'uno sguardo benigno, ed alle tante e segnalatissime grazie che già dal vostro benedetto divin Figliuolo impetrato mi avete, vorrete aggiunger la massima e più importante di tutte ch'è quella d'una buona morte, ond'abbia la sorte di baciarvi un giorno in cielo i piedi santissimi magnificando la vostra Potenza e cantando in eterno le vostre Misericordie, e chi mai può dire, o cara Madre, d'avere invano sperato in Voi?
Santuario di Virgo Potens, PIAZZA VIRGO POTENS 16153 Genova-SESTRI PONENTE (GE)